L’idea

Tutto parte da una semplice domanda: a chi e a che cosa è utile il patrimonio conservato nei musei diocesani?

Nel tempo i beni artistici sono serviti per le necessità di culto, di catechesi, ma oggi cresce la consapevolezza dei luoghi culturali come spazi di aggregazione, confronto, creazione di futuro per le comunità (al plurale) locali. I beni e i luoghi d’arte sacra non sono oggetti: essi parlano e raccontano di un modo di concepire l’esistenza, la storia, i rapporti umani, la speranza davanti al dolore, il senso dell’eternità e della felicità.

Museo Diocesano Social Club ha l’obiettivo di allacciare un dialogo tra l’opera d’arte che espone al suo interno e il visitatore del museo, e tra i visitatori tra di loro.

Il quadro diventa il punto di partenza per raccontare storie, del passato, esperienze della vita presente e aspettive e sogni del tempo futuro. Illustrare racconti al pubblico è un’attività che affascina e che suscita emozioni e permette di ritrovare codici comunicativi che nel tempo si sono smarriti, rinnovandoli e utilizzandoli per far crescere e rendere consapevoli le comunità di fronte alla complessità contemporanea. Siamo infatti di fronte ad una svolta di civiltà, il millennio cristiano eurocentrico sta tramontando e stiamo andando rapidamente verso una società multiculturale e multireligiosa.

Abbiamo l’opportunità di lavorare per costruire un futuro fatto di integrazione e non di contrapposizione.

Museo Diocesano Social Club vuole, a partire dall’approccio autobiografico, proporre una serie di esperienze che utilizzano l’arte come formidabile strumento di attivazione del pensiero e di socialità.

E se fosse proprio il patrimonio culturale ecclesiastico, nell’attuale congiuntura socio-economica, l’attore che può cogliere i bisogni sociali e culturali emergenti e giocare un ruolo attivo nella costruzione di una società più coesa e resiliente?