Fragilità. Una storia, tante storie.

Un viaggio virtuale alla ricerca della fragilità nella storia e nell’arte sacra a Fossano.


Il ritrovamento delle reliquie di San Giovenale.
Il racconto è di Denise Chiaramello.

La tela si conserva presso il Museo Diocesano di Fossano.



Denise Chiaramello commenta l’opera.

L’opera il ritrovamento delle reliquie di San Giovenale del 1734, fa parte della collezione del Museo Diocesano. In origine era conservata nella Cappella di Madonna dei Campi ed è anche ambientata nella stessa Cappella.

Il dipinto rappresenta il ritrovamento della cassa con le reliquie del Santo Patrono. Ma come sono giunte queste reliquie a Fossano?

La storia parte nel IV secolo d.C. Il giovane medico Giovenale da Cartagine parte alla volta di Roma per inseguire il suo sogno e finisce per diventare Vescovo della Diocesi di Narni vicino a Roma. Durante il suo mandato numerosi sono gli eventi miracolosi che compie, dalla fuga degli assalitori di Narni, al miracolo della moltiplicazione del pane e del vino. Alla sua morte i suoi miracoli sono conosciuti ormai in tutto il paese e inizia a diffondersi il culto del Santo. Un canonico della Città di Tolosa, intorno all’anno mille, ne trafuga le spoglie per portarle in Francia, ma muore durante il viaggio proprio nei pressi della Cappella di Madonna dei Campi a Fossano.

La cassa con le sue spoglie e la cassa con le reliquie di San Giovenale vengono seppellite dai suoi accompagnatori, al rifiuto dell’asino di ripartire dopo lo stop a Fossano proprio nella Cappella.

Ed è qui che arriviamo alla scena del nostro dipinto.

Caterina figlia del Re d’Inghilterra, malata, sta andando a Roma per essere guarita. La Principessa e il suo seguito si fermano per riposare vicino alla Chiesa dove sono seppellite le spoglie di San Giovenale.

Il giorno successivo si recano alla cappella per celebrare la Messa ma Caterina si rifiuta spaventata di entrare. Portata a forza all’interno cade a terra esausta, dicendo di sentire il pavimento bruciare.. scavano sotto il pavimento e trovano le due casse.

Le fanno toccare la tomba del canonico ma non succede nulla, ma quando tocca la tomba del Santo si ha il prodigio: la malattia abbandona il corpo della giovane e il Demonio da cui era posseduta gridò

“Giovanoluccio perché mi tormenti?”.

La tela rappresenta proprio quel momento, con i due personaggi principali al centro della scena: Caterina e San Giovenale.

Caterina è raffigurata nel momento della guarigione vestita di abiti chiarissimi e al centro dell’attenzione; il male la sta abbandonando, si vedono infatti volare via da lei i diavoletti che scappano verso lo squarcio del tetto. I diavoletti sono nella parte buia del quadro, Caterina è ben illuminata: si può collegare questo all’immagine scuro uguale male, chiaro uguale bene. I Diavoletti, il male.. scappano verso la luce.

Bellissima l’immagine della principessa esausta a terra, senza forze, schiacciata, succube sotto qualcosa più grande di lei, la malattia. Qui si vede molto la fragilità, l’uomo fragile di fronte alla malattia, che non può che sperare e credere nella medicina e perché no, anche in Dio. Quest’ immagine è così tristemente attuale, ci riporta all’ insicurezza dei giorni della pandemia, ai racconti delle famiglie con malati di Covid19 ricoverati all’ospedale.. quell’attesa, quell’ansia, quelle telefonate sperando in buone notizie… L’uomo è piccolo piccolo di fronte a tante cose più grandi di lui; anche l’uomo del XXI secolo così autonomo rispetto all’uomo del passato si sente comunque insicuro e incerto in alcuni momenti della vita ad esempio proprio verso la malattia.

L’altro personaggio principale il San Giovenale, o meglio la cassa con le sue reliquie appena toccata dalla principessa è dipinto sempre al centro del quadro. In primo piano vediamo la vanga usata per scavare. Luce e composizione della scena attirano l’attenzione sul momento.

Denise Chiaramello
Ufficio Beni e Associazione Volontari per l’Arte


Fossano, 5 giugno 2020
Viaggio virtuale sulla fragilità