Fragilità. Una storia, tante storie.

Un viaggio virtuale alla ricerca della fragilità nella storia e nell’arte sacra a Fossano.


Apparizione a San Tommaso
Narrazione di Franco Piana

Tela di Giovanni Battista Curlando del 1708, custodita nel Museo Diocesano di Fossano. Proviene dall’Oratorio della Confraternita della Santissima Trinità.


Franco Piana commenta l’opera.

Il quadro che propongo alla vostra attenzione proviene dall’Oratorio della Confraternita della SS. Trinità in Fossano, trattasi di un dipinto ad opera del maestro Giov. Battista Curlando.

Il quadro ha per titolo Apparizione a San Tommaso ed è databile tra il 1706 e 1708. Riteniamo che il committente dell’opera sia la stessa Confraternita della SS. Trinità, Confraternita che annovera, all’interno della sua chiesa, un’altra importante opera del Curlando: trattasi de “La strage degli innocenti“.

Penso che voi tutti siate a conoscenza dell’episodio relativo all’apparizione di Cristo agli Apostoli nel Cenacolo e alla reazione avuta da Tommaso, che non era presente al fatto. Reazione umana, che può denotare una fragilità di fede, mancanza di consapevolezza di ruolo, forse anche risentimento e dispetto nel non essere stato presente ad un evento che  potrebbe forse non più ripetersi.

Ed è in questo stato d’animo che pronuncia l’ormai famosa frase

se non metto il mio dito nel segno dei chiodi e la mano nel costato trafitto non crederò” 

… a cosa ? all’apparizione del Cristo? in una  fede ancora debole? a credere senza conferme?

Ed è in questo che il Curlando si cimenta.

Il quadro contestualizza l’azione nel Cenacolo, ne sono prova travi, drappeggi, un ambiente scuro che rimarca la situazione di chiuso e lo sfondo, scuro, serve anche al Curlando per dare azione e risalto agli attori dell’incontro. Che sono: un Gesù ripieno di luce, risorto in anima e corpo con un manto bianco simbolo della  purezza, che deriva dall’aver abbandonato con la morte la vita umana, fatta di peccato e debolezza, per acquisire la santità celestiale e paradisiaca.

Di fronte a lui Tommaso, lo si poteva presentare baldanzoso, ritto al cospetto del Dio e sicuro delle sue affermazioni, risoluto nel fare quello che aveva dichiarato, quindi umanamente coerente alle sue idee ed ai suoi dubbi.

Invece ecco Tommaso ormai consapevole della sua fragilità umana che trova conferma nel vedere il Cristo, che si piega sulle ginocchia davanti a Gesù, ormai arresosi   all’evidenza e con lo sguardo rivolto all’alto, quasi a supplicare perdono e, forse, comprensione.

Ma la sollecitazione di Gesù nel fare quanto aveva dichiarato (è qui il Curlando dà il senso di dinamica all’azione con una mano del Cristo che prende l’avambraccio di Tommaso trascinandolo verso la ferita), trova ulteriore riscontro di fede nella timidezza dell’atto stesso. 

Non una mano infilata nella ferita del costato ma un dito timidamente proteso, appena appena sfiorante malgrado la possibilità di tendere completamente il braccio ed essere più incisivo.

Una postura che lo mette in ginocchio, ma non da toccare terra, quasi per simboleggiare che con l’atto di umiltà Tommaso non è più attaccato alla terra e ai suoi valori, ma si sta innalzando verso la Redenzione, verso una maggior forza interiore di fede derivante dall’aver toccato con mano (e qui c’è proprio l’azione materiale), la sua fragilità.

Da notare come il pittore abbia evidenziato in modo leggero le ferite ed i segni della Crocifissione, non sono quelli gli elementi di convincimento, ma è la spiritualità e l’umiltà dell’atto che determina il famoso

“Beati coloro che crederanno pur non avendo veduto”.

Franco Piana
Associazione Volontari per l’Arte


Fossano, 5 giugno 2020
Viaggio virtuale sulla fragilità