Articolo a cura di Monica Mazzucco (Culturadalbasso)

Avevo visto i Tableaux Vivants e me n’ero innamorata. Mi sarebbe piaciuto realizzarne uno nel percorso social club. Perchè no? Il Museo Diocesano di Fossano – nel 2017- ospitava una parte della Mostra impossibile di Caravaggio. Riproduzioni perfette, rese magiche da un sistema di retroilluminazione che, nell’oscurità della cappella di San Francesco di Sales nel Seminario Vecchio, rendevano “La Conversione di San Paolo” un vero schianto. Wow. L’armadillo di Zerocalcare – conoscendomi – avrebbe fatto la profezia giusta: non lo farai!
E aveva ragione.

l’idea

Un libro per bambini, colorato e fuori dagli schemi ha ribaltato la scena.

“Art workshop for children” (edizioni PHAIDON) è una generosa collezione di laboratori d’arte che l’artista Hervè Tullet – chioma folta e grigia e grandi occhiali neri – descrive passo per passo. La creazione di un’opera collettiva è raccontata come si descrive una ricetta di cucina.

Ricetta di cucina = Metodo creativo.

Scatta il collegamento “Da cosa nasce cosa”, di Bruno Munari (Edizioni Laterza). Già!

Progettare è facile quando si sa come si fa. Tutto diventa facile quando si conosce il modo per giungere alla soluzione di qualche problema, e i problemi che si presentano nella vita sono infiniti.

Bruno Munari

I Tableaux Vivants lasciano il campo al laboratorio di Tullet: il primo laboratorio, quello che nel libro si chiama prato fiorito. I protagonisti della ricetta creativa però non sono bambini ma adulti. Provengono da paesi diverse, hanno vissuti molto diversi tra loro e culture lontane.

Primo dubbio: siamo interessati a realizzare un prato fiorito?
Secondo dubbio: gli adulti saranno disponibili a togliersi le scarpe e sciogliere colore su una grande tela? Avrà senso? Basta con i dubbi. Bisogna sperimentare. Dicono in Silicon Valley:Try again. Fail again. Fail better.

La gioia del quadro vivente per me consiste nel creare un spazio collettivo dentro una cornice comune. Nel quadro le persone devono trovare un contatto profondo con l’arte, vissuto nel corpo, muovendosi. Il gesto deve essere elementare, ripetibile, deve avere senso e ispirarsi ad un’opera, con leggerezza e apertura.

La sperimentazione

Si da’ il via a qualche sessione sperimentale, con adulti e con bambini, per poter arrivare preparati al quadro vivente del social club. La ricetta di Tullet parte dal disegnare un punto e prosegue con il cerchio. Così facciamo anche noi. E andiamo avanti. Il cerchio nell’arte e nella vita non ha rivali. Rotondi sono la pupilla, la terra e il cielo, il mondo. Mentre attraverso le sale del Museo alla caccia di cerchi rileggo qualche buona fonte di storia dell’arte ritrovo il blog didatticarte.

A qualcuno piace tondo

Emanuela Pulvirenti

Gli esperimenti condotti ci danno soddisfazione. Imparo alcune cose necessarie per andare con serenità a condurre il primo quadro vivente di Museo social club. E il quadro si farà, alla maniera di Tullet, partendo dal cerchio.

L’imparar facendo


Gli adulti si rispecchiano nei simboli.


Mentre il quadro si crea a più mani si generano intensi atti di comunicazione (non verbale).


Prevale la gentilezza.


Il quadro vivente assume il senso di un’incontro con sé e con gli altri.


L’acqua delle tempere, diluita sulla tela, è poetica.


Il quadro vivente siamo noi.


Il quadro vivente è stato realizzato per tre volte nei percorsi di Museo social club, il primo è stato condotto da me con Andrea Allione e Sara Carneri. In altre occasioni è stao condotto da Pippo Perucca e Bouchra Raimi.
Vi starete domandando quei 50 metri di tela colorata che fine hanno fatto? Ci abbiamo pensato….

Per info e prenotazioni:
didattica@museosocialclub.it